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SOLUZIONI GARANTITE BY THE SUPREME PONTIFF OF HINDUISM BHAGAWAN SRI NITHYANANDA PARAMASHIVAM

Capitolo 8 - Lasciar andare l'Ego

Il chakra Ajna è situato in mezzo alle sopracciglia.

In sanskrito, Ajna significa "volontà" o "ordine". Il Chakra Ajna è noto come Chakra Maestro.

Questo chakra è bloccato dalla serietà e dall'ego e si può far rifiorire grazie all'innocenza, alla spontaneità, all'intelligenza e abbandonando tutte le forme di ego.

(Tecnica di Meditazione: Meditazione Divya Netra - tecnica di meditazione Zoroastra).

Il chakra Ajna è noto come Chakra Raj, Signore di tutti i Chakra.

Questo Chakra è così importante che non c'è religione che non si sia impegnata ad attivarlo. Quando l'Ajna si apre, tutto l'Essere entra in una sfera diversa. Si apre un intero universo di potenzialità. Questo è il motivo per cui tutte le divinità orientali sono raffigurate con un terzo occhio in mezzo alla fronte. Il terzo occhio è il simbolo dell'Ajna risvegliato.

Secondo un vecchio detto, se una persona muore a Varanasi, città sacra dell'Bharat, sarà automaticamente liberata. Varanasi non è solamente la città che conosciamo. E' anche il punto in cui il vaarana, le sopracciglia, incontrano il naasi, il naso, punto che corrisponde esattamente al Chakra Ajna. Simbolicamente rappresenta la morte dell'ego nello stato liberato o illuminato.

Il Chakra Ajna ha a che fare con l'ego, con la serietà, con il pensare troppo a se stessi e quindi con il prendere la vita troppo sul serio.

Cos'è la serietà?

La serietà non è altro che il dare eccessiva importanza a qualcosa, a tutti i costi. Deriva dall'incapacità di vedere che la vita è solo una commedia che si manifesta in ogni momento. La serietà è il risultato dell'avere aspettative eccessive nei confronti della vita.

Una storiella.

Due bambini stavano costruendo castelli di sabbia sulla spiaggia.

Improvvisamente cominciarono a litigare e uno di due arrabbiandosi prese a calci il castello di sabbia.

L'altro bambino andò dal re e si lamentò di questo grave problema.

Il re cominciò a deriderlo per aver fatto diventare un castello di sabbia un problema così grosso.

Ma il consigliere del re che era un monaco Zen cominciò a deridere il re.

Gli chiese: "Dato che combatti battaglie e perdi il sonno su castelli di pietra, perché deridi questi bambini che combattono per castelli di sabbia?"

Tutta la nostra serietà ha a che fare con castelli di sabbia! Cerca di capire. Per un bambino di quell'età i castelli di sabbia sono importanti, mentre per noi, alla nostra età, sono importanti quelli di pietra. Tutto qui. Che si tratti di un castello di sabbia o di pietra, la serietà alla base è la stessa; solo l'oggetto a cui si riferisce è diverso. Quindi non deridere i bambini che litigano per castelli di sabbia.

La serietà chiude la mente all'apertura e alla libertà nella vita. Rende ottusi e privi di vita. Frena il processo del pensiero e ci tiene costantemente attaccati ai modelli familiari conosciuti.

In un monastero Zen, si teneva una gara tra i discepoli per chi coltivasse il miglior giardino.

Un discepolo era un tipo estremamente serio e prese la gara molto seriamente.

Teneva il suo giardino sempre perfettamente pulito, in ordine e ben spazzato. L'erba era tutta della stessa altezza e i cespugli erano potati regolarmente.

Era sicuro che avrebbe avuto il primo premio.

Nel giorno della gara, il Maestro fece il giro di tutti i giardini. Al ritorno preparò la classifica.

Il giardino di quel discepolo ottenne l'ultimo posto.

Tutti rimasero attoniti.

Il discepolo si recò dal Maestro e gli chiese spiegazioni.

Gli chiese: "Maestro, cosa c'è che non va nel mio giardino? Perché mi hai messo all'ultimo posto?"

Il Maestro lo guardò e domandò: "Dove sono tutte le foglie morte?"

Un giardino tenuto così non è vivo! E' morto.

La serietà uccide la spontaneità. Distrugge la creatività.

La scienza ha dimostrato che quando si svolge un compito in modo rilassato e leggero, la qualità del pensiero e la capacità di prendere decisioni migliorano automaticamente. Lo stesso compito, svolto in modo serio, appesantisce la mente.

Vi dico che tutta la serietà è soltanto una malattia. E quando dico tutta, intendo TUTTA. E ogni nostro male ha origine dalla serietà. La serietà genera malattia e la malattia genera serietà.

Una notte un uomo mi telefonò e cominciò a piangere.

Diceva: "Mi prostro ai tuoi piedi, Swamiji ! Ti prego, aiutami. Sono così depresso! Sono sul punto di farla finita!" E così via.

Ho cercato di calmarlo e alla fine gli ho detto: "Perché non vieni all'Ashram domani mattina e stai qualche giorno con me? Vediamo cosa si può fare."

Egli rispose: "Domani Swamiji? Oh… domani devo andare in ufficio… posso venire nel weekend?"

La maggior parte della gente è così, eccessivamente tesa a per i cosiddetti problemi. Una minima scossa è sufficiente a lasciar andare la serietà. Nel momento in cui ci risvegliamo alla realtà, vediamo come veramente siano insignificanti i nostri problemi.

Quando facciamo qualcosa con troppa serietà, quando siamo troppo preoccupati del risultato, in realtà non permettiamo a noi stessi di agire nel migliore dei modi.

Naturalmente c'è bisogno di fare programmi. E' necessario programmare. Ma cercate di farlo con autenticità, non con serietà. L'autenticità non è la stessa cosa della serietà. L'autenticità enfatizza il compito da svolgere con entusiasmo e freschezza giovanile. Cercate di dare il meglio di voi stessi, senza preoccuparvi eccessivamente del risultato.

Quando siamo seri non godiamo, non ridiamo.

Come possiamo ridere quando siamo seri? Le due cose si escludono. O siamo seri o ridiamo. Non possiamo fare tutte e due le cose allo stesso tempo, perché la definizione stessa della serietà lo esclude.

Ma quando siamo autentici, possiamo ridere ed essere scherzosi. Possiamo continuare a lavorare in modo giocoso e creativo. Il lavoro è svolto con gioia e, quando il compito è svolto, siamo stati sinceri.

Se siamo autentici non c'è preoccupazione, c'è solo entusiasmo.

Quando sei serio sei egoista, perché non riesci a vedere che il tutto è solo rappresentazione cosmica. Percepisci te stesso come entità totalmente separata, senti troppo l' "io" e diventi serio. Se comprendi che il tutto è solo una commedia, non potrai mai essere serio. Quando questa comprensione raggiunge un livello profondo, fai semplicemente le cose con pura gioia di agire secondo la rappresentazione cosmica, l'Esistenza. E quando agisci così, non sei serio, reciti solo la tua parte in modo autentico, tutto qui.

Vedete, ci sono due cose: il progetto cronologico e quello psicologico.

Il programma cronologico è un programma riferito al tempo.

Si decide di alzarsi a una certa ora, di finire gli impegni del mattino a una certa ora, di raggiungere l'ufficio a un'ora stabilita e di svolgere i compiti prefissati per quella giornata. Va bene. E' un modo particolare di organizzare il lavoro, per ottenere i migliori risultati. Questo modo di programmare, se autentico, ci porterà ad una beatitudine ancora maggiore!

Il programma psicologico, invece, è un progetto a livello mentale, senza alcun riferimento allo spazio e al tempo. E' puramente un programmare serio e continuo che ha luogo nella testa, al di là del programma cronologico. Ci fa continuamente credere di essere seri e ligi al dovere. In realtà non è niente altro che una complessa negatività applicata al programma cronologico che è già avvenuto. Continui ad analizzare il tuo piano, fino ad arrivare ad uno stato di stasi, perché tutta l'energia è rivolta ad analizzare ripetutamente lo stesso piano.

Il programma psicologico alimenta l'ego. Ci fa sentire grandi e meritevoli. Ci fa rimanere seri. Ci fa sentire che all' altezza di cose di grande portata e che è tutto nelle nostre mani, se ci preoccupiamo e ci sforziamo di farle accadere. Continuiamo a sentire il bisogno di fare ogni minima cosa che deve essere fatta e pensiamo che la felicità dipenda dall'attuazione di quella azione. Questo è il piano psicologico.

Io vi dico: in realtà questo è un modo di posporre la felicità, posporre la vita, aspettare che accada qualcosa di particolare per cominciare a godere la vita.

Pensiamo sempre: "Se mi sposassi, la mia vita sarebbe sistemata. E quindi, devo cercare di sposarmi."

" Se avessi due figli, la mia vita sarebbe completa." "Quando sarò in pensione, starò in pace!"

La convinzione è: "Ora devo essere serio; poi sarò felice!" Alla fine, non saremo felici nè ora, nè dopo. Perderemo la capacità di essere felici in qualsiasi momento.

Vivi con autenticità, con spontaneità, con innocenza. Non fissarti sul perfezionismo. Vi dico: il perfezionismo vi fa diventare nevrotici. Qualsiasi cosa facciate, fatela completamente, con totalità. Allora, automaticamente, qualsiasi cosa sarà totale e non dovrete preoccuparvi del perfezionismo.

Il perfezionismo è sempre qualcosa che viene dalla mente. Diventa uno scopo. Ci sforziamo come se dovessimo ottenere un risultato. E così qualsiasi cosa perde vitalità e diventa routine. Ma quando siamo totali, siamo radicati nel cuore e tutto diventa esperienza profonda. Allora il risultato sarà bello e vi darà gioia. E qualsiasi cosa faremo sarà in sintonia con l'Esistenza.

Il perfezionismo non dà mai gioia, nutre solo l'ego. Anche se alla fine ti senti soddisfatto, si tratta solo di nutrimento per l'ego, non per l'Essere. Sia chiaro: i perfezionisti sono i più grandi egoisti. Perdono la dimensione della totalità. E sappi una cosa: la totalità è possibile quando entri in qualcosa profondamente. Il perfezionismo non è mai attuabile, perché sta nella mente e la mente continua a cambiare la sua definizione di perfezione.

E un'altra cosa: abbi il coraggio di fare errori. Le persone serie hanno sempre paura di fare errori. Si prendono troppo sul serio. Pensano troppo a se stesse. Fare errori e il fatto che qualcuno li noti, per loro è troppo. In realtà, vi dico, chi ha paura di fare errori piccoli, alla fine ne combina di grossi!

Che c'è di male nel fare qualche errore? Direte: "Swamiji, non posso permettermi di fare sbagli al lavoro. E' questo il motivo per cui sono così serio."

Sarà anche vero. Può darsi che il lavoro non consenta di sbagliare. Ma non è questo quello che voglio dimostrare. Quando fate un errore, sarà notato e questo non lo sopportate. L'ego rimarrà ferito e voi siete molto sensibili a questo, lo sapete bene. Quindi, per evitare che l'ego sia ferito, fate il possibile per non commettere errori.

Fate progetti in modo inconsapevole e incessante per proteggere l'ego. Ma le giustificazioni che date sono tutte diverse. Non è che mentite. No! E' solo che non siete consapevoli del modo sottile in cui il sistema funziona, in cui l'ego funziona. Ma se analizzate e osservate in profondità, capirete quello che sto dicendo.

Non c'è niente di male nel fare errori. Infatti facendo errori, arrivate a vedere chiaramente come evitarli, perché l'avete capito grazie all'esperienza. Più imparate grazie agli errori, più imparate a non farne.

Sapere come non fare errori è molto importante. Solo allora avrete visto entrambe le facce. Solo allora avrete esplorato le due parti con l'esperienza diretta. Altrimenti, c'è sempre il pericolo di imbattersi nell'area sconosciuta in un momento vitale, quando proprio non possiamo permettercelo.

Una cosa soltanto: non rifate lo stesso errore! La mente ripete schemi conosciuti. Non fate lo stesso con gli errori. Fatene di nuovi! E siate aperti a comprendere sempre meglio!

Non dico di fare intenzionalmente errori. Sarebbe stupido anche questo. Dico solo di agire usando al massimo l'intelligenza e l'entusiasmo, ma senza preoccuparsi di sbagliare. Nel momento in cui vi preoccupate di fare un errore, siete preoccupati che il vostro ego sia ferito.

Quando non siete così preoccupati che l'ego sia ferito, avete il coraggio di fare qualsiasi salto. In realtà, l'unica vostra preoccupazione riguarda il fatto che l'ego possa essere ferito. Quando vi liberate di questa preoccupazione, siete in grado di agire con maggiore libertà e coraggio. Avete più voglia di esplorare.

Una storiella:

In una clubhouse, un tale aveva finito il giro di carte e se ne stava andando. Arrivato al guardaroba, stava indossando il cappotto, quando una voce dolce da dietro sussurrò: "Signore, ma lei è il signor Philippe?" L'uomo si girò e rispose: "No!" La voce replicò: "Grazie al Cielo. Io sono Philippe e questo cappotto è mio."

(Risata!)

Abbiamo così tanta paura di fare errori, di ferire noi stessi e il nostro ego. Quindi ci diamo da fare con impegno e serietà, pensando di essere modesti o cose del genere. Queste non sono altro che forme passive di ego. Siete così terrorizzati che l'ego sia ferito, che vi comportate in modi come questo. Lasciate andare tutte le difese dell'ego e agite liberamente.

Lasciate perdere la serietà. In qualche modo, associamo sempre spiritualità e serietà. E' una grande idea. La serietà non può mai essere religiosa o spirituale.

Perché pensate che continui a raccontarvi barzellette e storielle? Se non ve le raccontassi, comincereste a diventare molto seri e quando siete seri, siete pesanti e privi di vitalità. Non sareste vivi e brillanti. Non sono qui per farvi diventare pesanti.

Sono qui per togliervi il peso e rendervi leggeri. Sono qui per dimostrarvi che la vostra serietà non è altro che una forma di ego. Sono qui per mostrarvi quello che non siete. Non sono qui per rafforzare quello che già pensate di essere.

Le persone appesantite dal passato e dal futuro sono sempre serie. Non sanno ridere spontaneamente. Sentono il dovere di portare sulle spalle il passato e il futuro e di esserne sommersi con grande serietà. Questo è un atteggiamento molto egoistico. Sentono che se non lo fanno loro, nessuno lo farà per loro.

Prima di tutto, non c'è bisogno di caricarsi sulle spalle passato e futuro. Siate semplicemente nel presente, questo basta. Queste persone si lasciano sfuggire completamente il presente. Si lasciano completamente sfuggire la risata nella vita.

La risata è quello che porta in un raggio l'Energia dall'Essere al corpo. Ringiovanisce completamente il Sé. E' in grado di guarire come nient'altro. Offre spiragli meravigliosi del presente che cercate di raggiungere con altre difficili tecniche di meditazione. La risata è la tecnica di meditazione più potente.

La risata è il più grande requisito spirituale. Autenticità e risata vanno sempre assieme. Come ho già detto, la serietà non può mai coesistere con la risata. O siete seri o siete ilari. Quando siete autentici, potete ridere e fare il vostro lavoro in modo vero.

Quanti riescono a ridere di cuore? Riusciamo a trattenerci persino nel ridere. La cosiddetta etichetta sociale ci ha insegnato a ridere in modo educato. Quando i bambini ridono, li condizioniamo. Siamo come una doccia di acqua fredda sulla loro naturalezza. Immediatamente diciamo: basta così! Cerchiamo di condizionare persino il loro riso.

Ho sentito madri dire alle figlie: "Non devi ridere come un maschio. Ridi come una signora." Come si può ridere in base alla cultura? La risata è qualcosa che viene dall'Essere. Vi dico, tutti i condizionamenti che date ai figli servono solo a creare repliche del vostro sé monotono e privo di vita. Finché non riuscite a riprodurvi completamente, non avrete pace.

Durante la mia visita negli Stati Uniti, quest'anno, ho incontrato dei bambini. Sono stato circa un'ora con loro. Sono rimasto stupito nel vedere che non ridevano, nonostante cercassi in tutti i modi di fare scherzi. Al giorno d'oggi i bambini assumono una pseudomaturità e riescono a escludere la risata dal loro sistema. Se non ridono da bambini, cosa faranno da grandi? Per me è stato troppo.

Dicono che la mia risata è contagiosa. Per la prima volta sembrava non esserlo! Continuavano a guardarmi con la stessa espressione matura sul viso. Quando me ne sono andato avevo paura che mi avessero fatto diventare serio!